Per celebrare l’arrivo della primavera, la Biblioteca degli Alberi di Milano si è arricchita di un nuovo roseto che ospita anche la Rosa Mestieri d’Arte, una varietà creata dal vivaio pistoiese Rose Barni per la Fondazione Cologni. La scienziata, contadina e artigiana che ha reso possibile la nascita di questa varietà – poetica metafora di un mondo delicato e potente, che trasforma la materia in bellezza – è Beatrice Barni, discendente della famiglia che da quattro generazioni dà vita a nuove espressioni di bellezza, ed esperta in ibridazione, mestiere per cui è stata anche premiata come MAM – Maestro d’Arte e Mestiere nel 2018. Un mestiere indubbiamente unico e peculiare nell’universo dell’artigianato, di cui Beatrice ci ha svelato alcuni dei molti segreti.
L’ibridazione delle rose è un mestiere poco conosciuto, ci vuole brevemente raccontare come funziona?
A differenza della moltiplicazione vegetativa come l’innesto o la talea, l’ibridazione è una riproduzione sessuata: è l’unico metodo che permette l’ottenimento di una nuova varietà di rosa, grazie alla combinazione del polline proveniente da una varietà, con la parte femminile (pistilli) di un’altra varietà. In pratica, l’uomo si sostituisce a ciò che fanno già in natura gli insetti o il vento, ma in maniera più mirata e specifica.
Forme, colori, profumi, resistenza, adattabilità, ciclo di vita: quali sono gli elementi su cui si può intervenire?
La rosa è un genere assai eterogeneo, che presenta variabilità in aspetti di tipo estetico (forma e colore dei fiori, profumi di diversa composizione), ma anche in quelli vegetativi (portamento, tipo di fogliame, presenza/assenza di spine, formazione di bacche ornamentali). L’ibridazione cerca di selezionare le varietà sempre più interessanti, mettendo comunque al primo posto la resistenza alle malattie e la capacità di rifiorire per tutta la stagione.
Fino a che punto si riesce a controllare il risultato?
Esistono delle linee guida, nate solo dall’esperienza e dall’osservazione, che possono essere seguite nella ricerca di un certo carattere, ma non esiste niente di certo e spesso andiamo incontro a sorprese nei risultati.
La vostra famiglia opera nella floricultura dalla fine dell’Ottocento. Quanto è importante nel vostro mestiere tramandare la conoscenza?
La trasmissione dell’esperienza è uno degli aspetti fondamentali della nostra attività, dal momento che tutte le conoscenze sia in ambito produttivo che in quello logistico sono frutto di anni di prove e sperimentazioni, in risposta alle più diverse condizioni ambientali.
Lei crea rose che non esistono in natura: si sente più contadina, scienziata, artigiana o creatrice
Nel nostro lavoro occorre essere eclettici e coprire tanti ruoli insieme, nel mio lavoro sono fortunata per poter sperimentare diverse attività, che mi portano ad essere in diretto contatto con la natura, ma anche con tante persone.
Avete dedicato rose a tanti nomi famosi. Scegliete le caratteristiche della rosa sulla base del personaggio o vi fate ispirare dalla rosa per abbinarle un nome?
Nella nostra attività di ibridatori, ci siamo trovati spesso a dover cercare la varietà giusta per essere dedicata ad un personaggio famoso, ma possono capitare anche casi inversi, in cui è importante individuare il nome appropriato ad un nuovo ibrido, con caratteristiche definite.
Negli ultimi anni il suo lavoro ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti, come il premio Talent du Luxe et de la Création in Francia e il MAM – Maestro d’Arte e Mestiere, in Italia. Quali sono le prossime sfide?
Più che parlare di sfide, amerei sottolineare la tenacia e la curiosità nello scoprire e sperimentare ciò che ci riserva la natura. Il mondo della Rosa è estremamente affascinante e in continua evoluzione, mio nonno sosteneva che la rosa perfetta è quella che deve ancora venire.
ROSE BARNI
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