• Un nuovo umanesimo
    Un nuovo umanesimo
    Johann Rupert e Franco Cologni hanno dato vita alla Michelangelo Foundation, istituzione privata non profit, che mira ad avvicinare nuovi talenti all’artigianato.
  • Alla scoperta dell'artigianato

    Uno sguardo sul mondo e sulla cultura del ben fatto
  • In occasione del Salone del Mobile 2017, Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, Living Corriere della Sera e Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship hanno il piacere di presentare la seconda edizione di Doppia Firma, un format inedito che ha raccolto l'anno scorso un grande successo.

    Si tratta di un progetto che unisce l’innovazione del design alla tradizione dei grandi maestri d’arte italiani. La finalità è quella di dare vita a una collezione unica (15 opere) di oggetti raffinati e originali, frutto dello scambio creativo tra un designer e un artigiano dal savoir-faire pressoché unico.

    La nuova edizione pone in dialogo per la prima volta designer europei e maestri d’arte italiani. L'obiettivo è di estendere le possibilità espressive dell’artigiano, aiutandolo a comprendere quali nuove dimensioni possano essere esplorate; e al contempo offre ai designer la possibilità di lavorare con tecniche, materiali e pratiche suggestive.

    Gli oggetti verranno esposti presso la Galleria d'Arte Moderna, fra i luoghi più prestigiosi dell’arte e della cultura milanesi. Successivamente, le opere saranno esposte alla London Craft Week, dal 3 al 7 maggio.
    Ecco le 15 coppie protagoniste di questa edizione di Doppia Firma:



    Galleria d'Arte Moderna di Milano
    Via Palestro, 16

    Martedì 4 aprile, ore 9.00 - 17.30
    Mercoledì 5 - domenica 9 aprile, ore 9.00 - 19.00

    MORE

Rubriche

19 04 2017

Tag ita

root:
Un nuovo umanesimo
Jennifer Righetti
Chi sa disegnare possiede un grande tesoro, diceva il sommo Michelangelo. E basterebbe ammirare il soffitto della Cappella Sistina per apprezzare appieno la portata di questa considerazione apparentemente elementare. Ma la maestria del leggendario artista italiano è andata ben oltre il disegno e la pittura: Michelangelo è stato scultore, architetto, poeta, e ha perfino studiato la rimozione e il trasporto dei pesanti blocchi di marmo necessari alla sua attività, dalla cava al suo laboratorio. Michelangelo incarna quindi la perfetta sintesi di fantasia e creatività, unite alle rigorose esigenze dell’arte del fare. Una sintesi che dopo la Rivoluzione industriale è divenuta sempre più rara, e che è stata via via sostituita da una progressiva specializzazione e frammentazione del lavoro. Questa perdita dell’ideale unità tra arte e mestiere, saper creare e saper fare ha in molti casi nuociuto all’intelligenza della mano: l’avvento della riproduzione in serie, la perdita progressiva di valore associato ai mestieri d’arte ha posto fortemente in crisi diverse attività artigianali d’eccellenza, profilandone in alcuni casi l’estinzione. Il ruolo del maestro artigiano, un tempo molto apprezzato, nel corso degli ultimi 50 anni è stato infatti minacciato dalla globalizzazione, dalla rivoluzione digitale e dai progressi tecnologici. La svalorizzazione di quello che produciamo con le mani ha creato un divario tra chi «pensa» alle cose, ovvero le progetta, e chi le fa.

Questa difficile e delicata situazione ha attirato l’attenzione del businessman sudafricano Johann Rupert e dell’imprenditore, scrittore e mecenate italiano Franco Cologni. Insieme, i due (legati da un’amicizia di lunga data) hanno deciso di ridare valore alla creatività e all’alto artigianato, creando la Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship: un’istituzione privata non-profit basata a Ginevra, che mira a colmare questo divario, ad avvicinare nuovi talenti alle professioni del fare, a stabilire il vero valore della competenza artigiana e a ispirare la nascita di nuove creazioni che riflettano la domanda e il gusto contemporanei.
MORE
02 10 2015

Tag ita

root:
Creare a mano una reputazione nazionale
Guy Salter

L’industria globale del lusso è tuttora dominata da marchi europei: e questo è un dato di fatto che nel medio termine non dovrebbe conoscere rilevanti cambiamenti. Nonostante molte discussioni, possiamo dire che sono ancora assai pochi i marchi di lusso che sono emersi da mercati in rapida crescita come la Cina, o anche da mercati più maturi come il Nord America. L’Europa rimane il cuore commerciale e spirituale del lusso: un fattore importante, se consideriamo quanti vantaggi competitivi, specialmente nella manifattura, stanno migrando verso est. Una delle ragioni più importanti a spiegazione di questa situazione risiede in quelle che potremmo definire le proprietà culturali del marchio. Per «culturali» mi riferisco a quella reputazione nazionale, difficile da definire eppure assai rilevante, che si è sviluppata a livello regionale o locale in relazione sia a particolari capacità artigianali (pensiamo alla lavorazione della pelle a Firenze, per esempio) sia a una qualità specifica (le briglie in pelle colorate con tinture vegetali tipiche dell’Inghilterra). Ciò è spesso rafforzato da quello che si definisce «heritage», che corrisponde al lungo periodo di tempo durante il quale una particolare competenza è stata sviluppata in una data regione. Presi insieme, questi aspetti culturali e creativi (che contribuiscono alla reputazione del brand e della nazione stessa) rappresentano asset di «soft power» di grande rilevanza, importanti per il successo dell’industria del lusso anche quando non intesi in questa accezione. E la componente artigianale di questo «soft power» è un fattore critico intrinsecamente legato sia ai valori dei singoli brand sia a una più ampia reputazione nazionale.

Credo anche che i brand del lusso non si limitino a essere beneficiari di un «soft power» nazionale positivo, ma che contribuiscano a loro volta, in una sorta di spirale virtuosa, alla reputazione del loro Paese fungendo da ambasciatori, ovvero comunicando (a clienti che si trovano in mercati rilevanti ma lontani) i nostri valori nazionali contemporanei in maniera più efficace e più significativa rispetto a quanto facciano i nostri governi. Analogamente, i settori indipendenti del lusso e del mestiere d’arte possono contribuire ai valori tangibili di autenticità ed esclusività. Élite è forse una brutta parola, ma perché non aspirare a essere i migliori? In Europa cerchiamo di essere una società aperta ed equa, il che contribuisce in maniera non irrilevante alla forza del nostro «soft power»: ma è una conquista che costa cara. Lottare per arrivare agli standard più elevati ripaga in termini di business globale, ma anche a livello locale può ingenerare una legittima aspirazione al miglioramento e un senso di prosperità.

Vorrei quindi dire che sia i brand del lusso sia gli artigiani che nel lusso lavorano dovrebbero essere più fieri e consapevoli del loro contributo culturale e commerciale, da cui viene anche la responsabilità di mantenere gli standard elevati, di investire in nuove risorse, di combattere per preservare le nostre competenze più significative, di innovare. Dobbiamo anche, credo, essere preparati a lavorare più duramente per influenzare la classe politica e spiegare non solo quali siano le nostre credenziali in merito al «soft power», ma anche quali siano i nostri contributi all’economia, alle finanze pubbliche e all’occupazione. Alcuni governi trovano ancora difficile considerare le cose belle e ben fatte alla stregua delle produzioni industriali. E anche se tante piccole e micro imprese portano a numeri consistenti in termini di occupazione, esse tendono a essere troppo difficili da inquadrare da parte dei governi, che non potendole misurare non riescono a valorizzarle e tesaurizzarle. Ma non sono solo i politici quelli che dobbiamo persuadere. Dobbiamo fare in modo che i mestieri d’arte siano maggiormente presi in considerazione anche dai giovani, così che si possa disporre di più apprendisti per il futuro. Per quanto sia spinoso ammetterlo, nonostante alcuni recenti passi avanti il design è ancora visto come una disciplina assai più affascinante che non i mestieri del fare; una parte della soluzione sta dunque nel dare maggior prestigio ai mestieri d’arte, rendendoli così più attraenti.

MORE
Passare il testimone
Jennifer Righetti
I 110 giovani talenti scelti per il progetto «Una Scuola, un Lavoro. Percorsi di Eccellenza», che permette ai migliori maestri d’arte di trasmettere i segreti del loro mestiere agli artigiani del futuro, sono stati festeggiati a Milano con un evento speciale. Se potessi scegliere un mentore, una guida, qualcuno che sappia padroneggiare la propria arte, foggiando con amore e cura i segreti di un saper fare inestimabile, chi sarebbe? Questa è la domanda che alcuni dei più promettenti artigiani italiani hanno la fortuna di porsi direttamente, grazie a un progetto speciale promosso dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, un’istituzione che ha fatto della salvaguardia del rapporto tra maestro e allievo la sua mission: un rapporto in cui la conoscenza dell’uno rafforza l’entusiasmo crescente dell’altro. «L’opportunità che diamo a questi ragazzi di lavorare con qualcuno che sa non solo creare, ma anche e soprattutto insegnare, quindi un vero maestro, è quel che apprezzo di più in questo progetto», racconta Alberto Cavalli, direttore della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte. «Da un lato questa capacità di tramandare una professione bellissima, e dall’altro il bisogno di imparare e perfezionare le proprie competenze: insieme questi due elementi possono irradiare una grande energia!». La Fondazione Cologni ha ideato il progetto «Una Scuola, un Lavoro» e fin dal suo avvio, nel 2011, ha finanziato tirocini extra-curricolari per giovani scelti tra i migliori diplomati e laureati delle scuole di arti e mestieri d’Italia, permettendo loro di trascorrere sei mesi fianco a fianco a un grande maestro artigiano.
MORE
Il Museo Horne di Firenze
Maria Pilar Lebole
Era nelle intenzioni del suo fondatore, il collezionista e studioso londinese Herbert Percy Horne, fare della propria dimora la sede prestigiosa dove conservare le sue collezioni, ma anche un luogo pulsante di vita utile a conoscere la storia e l'arte. Nelle sale del museo Horne il Santo Stefano di Giotto emerge in tutta la sua importanza, ma la collezione comprende anche autori come Filippo Lippi, Bernardo Daddi, Simone Martini, Pietro Lorenzetti, Dosso Dossi, Antonio Rossellino, Jacopo Sansovino, Agnolo di Polo, Jacopo del Sellaio, Luca Signorelli, Pietro di Giovanni d’Ambrosio, Niccolò di Segna, Piero di Cosimo, Desiderio da Settignano, Bartolomeo Ammannati, Lorenzo di Credi, Carlo Dolci, Gian Lorenzo Bernini, Domenico Beccafumi, il Giambologna e una preziosissima tavola di Masaccio: i pezzi esposti sono oltre seimila.
Dalla fine dell'Ottocento questi capolavori insoliti di pittura, scultura, ceramica, oreficeria, mobili, placchette, sigilli e stoffe convivono elegantemente e in piena armonia nella sede di palazzo Corsi, nel quartiere di Santa Croce a Firenze.

MORE
13 03 2017

Tag ita

root:
BottegaNove
Fondazione Cologni
BottegaNove realizza mosaici decorati in ceramica e porcellana.
Abbiamo incontrato Christian Pegoraro, terza generazione di maestri ceramisti, che ha saputo interpretare in chiave innovativa l’antica tradizione della lavorazione ceramica.

Qual è la storia di BottegaNove? Come è iniziata la vostra attività?
BottegaNove nasce a fine 2013 con l'intenzione di produrre mosaici decorati in ceramica e porcellana con lavorazioni derivate dalla ceramica artistica. Sono cresciuto a Nove in mezzo alle ceramiche, mio nonno ha aperto la sua manifattura artistica nel 1964, portata avanti poi da mio padre e oggi da me insieme ad un altro socio.
Negli anni abbiamo collaborato con alcune importanti aziende del settore del rivestimento realizzando per loro decorazioni particolari caratterizzate da una elevata manualità e da un'alta artigianalità. Grazie a questa esperienza sul campo e al saper fare della tradizione di Nove, ho deciso di intraprendere un percorso individuale di produzione di mosaici decidendo fin da subito di approcciare la materia in modo nuovo grazie alla collaborazione con persone esterne alla produzione e capaci di lavorare con le idee e la creatività in campi trasversali, come l'architetto Cristina Celestino.

Che tipo di prodotti realizzate?
Realizziamo principalmente mosaici decorati da rivestimento in ceramica e porcellana. Lavoriamo anche nel campo della ceramica artistica, soprattutto con produzioni “tradizionali”, ma stiamo ora lavorando ad una contaminazione tra produzione da rivestimento (bidimensionale) e produzione in ceramica artistica, per arrivare anche in questo campo, a risultati inediti e di ricerca.
Ci consideriamo un'isola felice nel panorama del mosaico e delle piastrelle in genere: siamo tra i pochi a portare avanti una tradizione di produzione e di decorazione manuale delle singole tessere a fronte di un panorama standardizzato e anonimo nel settore del rivestimento.
La collezione Plumage rappresenta la sintesi del nostro saper fare e della ricerca e della visione creativa di Cristina Celestino. Per questo progetto sono stati creati degli stampi ad hoc che danno forma a tessere tridimensionali e con nervature in bassorilievo. Il progetto è declinato sia in porcellana (con impasto 100% Limoges) che in ceramica. La porcellana viene tinta in pasta, mentre le tessere in ceramica possono essere o monocromatiche (con o senza lustri cangianti) o decorate manualmente. Il mondo di riferimento è quello del piumaggio degli uccelli: la varietà è data sia dalla colorazione delle piume che dalle molteplici composizioni che si possono ottenere con queste.
Così i punti forti della nostra manifattura sono esaltati da questo progetto che ci permette, all'interno di un unico tema, di spaziare in un gamma infinita di decorazioni, anche custom, e ancora di ottenere i risultati più svariati componendo diversi tipi di tessere (come abbiamo fatto nei pannelli che mostreremo al Fuorisalone). Le vibrazioni sia cromatiche che materiche date dalle tessere fanno di questo progetto versatile e ricco un vero progetto di interior design.

MORE
13 03 2017

Tag ita

root:
Ezia Di Labio
Fondazione Cologni
Qual è la sua storia? Come è iniziata la sua attività?
Diplomata al Liceo Artistico a Pescara mi sono trasferita a Bologna dove ho cominciato a studiare il violino. Facevo curare il mio strumento al maestro liutaio Otello Bignami e praticamente passavo più tempo nel suo laboratorio che ad esercitarmi: il suo lavoro mi appassionava più dello studio e lui, persona estremamente sensibile, lo aveva capito. Per questo motivo mi propose di iscrivermi al corso di 4 anni di formazione di liutai che si sarebbe tenuto a Bologna sotto la sua guida: ho cominciato così, per caso!

Quali sono le caratteristiche del metodo bolognese nella costruzione di un violino?
Nella storia i maestri della scuola bolognese hanno espresso carattere, personalità e stile, con forme e modelli assolutamente riconoscibili; il percorso costruttivo è caratterizzato dall'utilizzo della forma interna, i bordi sono ben arrotondati, le punte del filetto hanno l'inconfondibile “pungiglione”. La vernice bolognese è riconoscibile per i toni rossi.

MORE
10 03 2017

Tag ita

root:
Hèléne Moreau
Fondazione Cologni
Qual è la sua storia? Come è iniziata la sua attività?
Nel 1986 sono andata a vivere a Palermo, raggiungendo un gruppo di amici musicisti, artigiani ed artisti. Provenivo da esperienze di lavoro in ambito sociale in Francia e con questo bagaglio mi sono inserita nella vita palermitana, dove ho vissuto nuove esperienze nel campo teatrale.
Questa per me è stata un’occasione importante poiché ho potuto sperimentare la tecnica del Serti su seta (una tecnica di colorazione) sia nella realizzazione di costumi teatrali che nel loro utilizzo scenografico.

Come mai ha scelto come location proprio Ortigia?
Con il mio compagno, diventato poi mio marito, abbiamo creato un corso professionale di decorazione su stoffa dove ho insegnato la tecnica del Serti a numerose donne dei quartieri popolari e non di Palermo. In seguito ho lavorato per le rappresentazioni classiche, realizzando i costumi per il Curculio di Plauto, ed ho scoperto in quell'occasione Ortigia, meravigliosa perla bianca affacciata su un mare splendente…Tanta ispirazione per la mia produzione di foulards di seta!
Nel 1992 ci siamo quindi trasferiti a Ortigia. A quei tempi nulla prevedeva uno sviluppo turistico della zona, tuttavia mi sono lanciata con passione nel mio lavoro .
Adesso che Ortigia è divenuta un centro turistico molto frequentato io continuo con sempre maggiore stimolo la produzione artigianale.

MORE
02 02 2017

Tag ita

root:
Dipinti di pietra
Mariagabriella Rinaldi
La tradizione splendida del mosaico in pietre dure ha origine nel Rinascimento italiano e trova oggi nella bottega Le Pietre nell’Arte della famiglia Scarpelli a Firenze, nel cuore della città, la sua naturale prosecuzione, nel segno dell’assoluta e riconosciuta eccellenza. Questo particolare mosaico, che consente effetti pittorici e decorativi stupefacenti, è definito «commesso fiorentino»: dal latino committere, che significa mettere insieme, unire.
Nasce nella seconda metà del ’400, ma diviene un’arte grazie all’illuminata politica di mecenatismo della famiglia de’ Medici, prima con il granduca Francesco I e poi con Ferdinando I, fondatore nel 1588 del glorioso Opificio delle pietre dure. I Medici formarono in particolare nelle manifatture fiorentine le maestranze specializzate necessarie a realizzare la magnifica cappella dei Principi in San Lorenzo, capolavoro di questa tecnica. Con l’intarsio delle pietre dure semipreziose furono realizzate opere di straordinario valore, dai mobili agli oggetti d’arredo, fino a magnifiche copie di quadri figurativi, che resero i maestri fiorentini celebri nel mondo per invenzione e tecnica, fino al tramonto della dinastia medicea e lorenese, alla fine del XIX secolo.
L’antica e ardua lavorazione del commesso è la stessa che perpetuano ancora oggi i maestri artigiani Renzo e Leonardo Scarpelli, padre e figlio: padroneggiando con ineguagliabile abilità tutte le fasi di questa tecnica preziosa, dalla scelta delle pietre alla macchiatura al taglio, dalla levigatura alla lucidatura, realizzano stupefacenti «pitture di pietra» sfruttando tutte le sfumature e varietà di colore delle pietre naturali. I loro quadri raggiungono una carica espressiva e una delicatezza pittorica che non smette di suscitare meraviglia, perché non ti aspetti tanta bellezza realizzata in un materiale duro e difficile come la pietra... I paesaggi toscani, Firenze e l’Arno, bambini e animali che giocano, scene campestri, marine, nature morte, fiori, gioielli, oggetti e miniature, riproduzioni di quadri famosi... ci emozionano per la loro poesia e perfetta esecuzione. La tecnica è estremamente difficile e infatti i maestri in attività oggi si contano sulle dita di una mano, e con fatica. Come ha dichiarato Renzo, fondatore dell’ormai celebre bottega fiorentina di via Ricasoli, a pochi passi dal Duomo, dall’Accademia di Belle Arti e dall’Opificio, meta di appassionati e turisti da tutto il mondo, il mosaicista deve essere «un po’ artista e un po’ artigiano». Ma aggiunge che «se non ha pazienza, tecnica e talento, è inutile provare: quelle qualità nessuno gliele può dare».
MORE
13 12 2016

Tag ita

root:
AA cercasi, ovvero il filo rosso che lega artisti e artigiani
Giacinto Di Pietrantonio
La questione A-A, vale a dire tra Arte e Artigianato, è annosa e complessa: una diatriba sviluppata soprattutto nel tempo della modernità, ma che le pratiche dell’arte concettuale sembrano aver riacutizzato a partire dagli anni 60. Tuttavia anche quest’ultime non sarebbero potute esistere se non avessero avuto la possibilità di appoggiarsi anche alle pratiche artigianali. In un certo senso sono proprio le modalità dell’arte concettuale a dare maggior forza alla relazione con l’artigianato. Naturalmente per artigianato non bisogna intendere soltanto le pratiche tradizionali, ma anche quelle legate all’industria. Questo potrà apparire un controsenso, ma non lo è. Come esempio può valere quello del neon nell’uso di due artisti di stampo concettuale come il minimalista Dan Flavin, che impiega il neon senza alcun intervento artigianale, servendosi dei tubi-lampade di neon standard acquistati in un negozio di materiale elettrico, mentre Joseph Kosuth usa il neon in forma di scritte, fornendo i testi al neonista, che è un artigiano che gli dà forma. Più evidente in questo è l’uso del neon fatto da artisti come Lucio Fontana, di cui tutti ricordiamo il Concetto spaziale, un grande disegno-ghirigoro alla IX Triennale di Milano del 1951, o nella sua scia i segni e le scritte di neon di Mario Merz e ancora più vicino a noi, e più vicino formalmente al disegno di Fontana, Pietro Roccasalva con Jockey Full of Bourbon II (2006), un segno-disegno di neon volto a occupare lo spazio dal soffitto al pavimento.

Ho voluto fare questi esempi per prendere la questione di petto e per sottolineare che ci sono varie forme e modi dell’artigianalità, senza la quale non esisterebbero molte opere considerate centrali nella modernità e contemporaneità, come le sculture di metallo scatolare di Dan Flavin realizzate da abilissimi artigiani del metallo e del legno che con la loro sapienza e precisione sfidano le capacità dell’industria. Detto questo, e potremmo ancora continuare a fare esempi, va anche sottolineato che il concettualismo e il minimalismo duro dei Ko-suth o dei Judd si sono presentati, pure per ordine degli autori, come un rifiuto dell’artigianalità, anche perché in loro era insito il presupposto che fosse l’idea a contare e che non dovevano sporcarsi le mani, dato che all’artigianalità viene associata soprattutto la capacità manuale di creare. A seguito di ciò c’è stata una reazione dopo la metà degli anni 70 da parte di alcuni artisti che hanno ricominciato ad affermare il potere delle mani, la sapienza del fare: come Enzo Cucchi, che faceva fuoriuscire dalle sue pitture delle lingue di ceramica, o le circondava di cornici in ceramica, passando successivamente a fare delle sculture nello stesso materiale, spesso in forma di vaso, soprattutto servendosi degli artigiani di Castelli in Abruzzo, ma anche di Vietri in Campania, in cui ha realizzato una famosa opera a quattro mani con Ettore Sottsass. Per portare acqua al mulino iniziale va detto che anche Cucchi per le ceramiche non mette le mani in pasta, ma sono gli artigiani a realizzarle fisicamente, per cui tra un neon di Fontana e Kosuth e una scultura di Cucchi sul piano della pratica realizzativa non paiono esserci molte differenze. Ma è ovvio che quando si vede un’opera fatta con una scritta al neon non ci viene da pensare alla mano artigiana, mentre per un vaso, o una scultura di ceramica, o legno, sì.

Ci sarebbe poi da chiedersi perché questo senso di artigianalità ci appare meno per una scultura in marmo: forse è per la maggiore nobiltà del materiale? Comunque sia il passaggio tra anni 70 e 80 sta nel fatto che a partire dalla fine di questi ultimi gli artisti non si sono più vergognati di esaltare le qualità artigiane, anzi ne mostrano, sia nelle dichiarazioni sia con le opere, una certa fierezza. Un processo che nell’arte è stato anticipato dall’artista concettuale italiano Alighiero Boetti, allorché, già agli inizi degli anni 70, aveva cominciato a fare delle opere frutto del lavoro di ricamatrici di arazzi e tessitrici di tappeti afghane. Qui l’artigianalità veniva esaltata e, per questo, nell’epoca di neoartigianato in cui ci troviamo oggi, molti artisti vedono Boetti come un punto di riferimento. Altro campione di questa tradizione è Luigi Ontani, che si serve di fotografi artigiani indiani per alcune sue opere fotografiche e della Ceramica Gatti per le sue opere, che sono soprattutto sculture di dimensione umana, raffiguranti i suoi autoritratti nelle vesti dei personaggi più diversi e divertiti. Ma sono in molti a percorrere queste strade, come ad esempio artistar quali Jeff Koons che, oltre a fare opere in ceramica, fa anche, o meglio fa fare, alcune sculture in legno dagli artigiani della val Gardena ai quali ha chiesto tempo fa di realizzare le sculture erotiche autoritratto con Ilona Staller-Cicciolina, oppure animali e fiori, senza però disdegnare i gatti di marmo realizzati dagli artigiani di Carrara, o i cani vasi di porcellana, o le sculture kamasutra in vetro. Questi e altri artisti, dunque, attingono a piene mani dalla sapienza artigiana, specialmente da quella italiana che conta importanti distretti artigiani in tutta la penisola per qualità e quantità. E, come detto prima, si tratta non solo di artigianato della tradizione più antica come ceramica o legno, ma anche di quella più moderna del neon, o ancora delle opere sculture-manichino realizzate dagli artigiani del cinema, o dagli imbalsamatori di animali tassidermizzati di Cattelan, sempre in Italia. Ma c’è chi si spinge fino in Oriente: ancora Ontani a Bali fa realizzare le sue visionarie maschere dagli intagliatori balinesi del legno pule, e il belga Wim Delvoye va in Thailandia per far fare le sue sculture di Camion betoniera, ruspe, scavatrici in scala 1:1 baroccamente intagliate da artigiani thailandesi. Ma forse l’opera più titanica degli ultimi anni è Sunflower seeds del discusso artista cinese Ai Weiwei: 100 milioni di semi di girasole di porcellana fatti e decorati a mano e poi distribuiti come un tappeto alto 10 centimetri dal peso di 150 tonnellate nel grande spazio della Turbin Hall della Tate Modern di Londra nel 2010; alla fine della mostra, il museo ha acquistato otto milioni di semi per la sua collezione. Un’opera ciclopica che ha coinvolto 1.600 artigiani di Jingdezhen, distretto famoso per la produzione di porcellane: un’opera di 100 milioni di semi di girasole di ceramica a memoria dei 100 milioni di vittime dell’era Mao, un’opera in cui sono espresse 100 milioni di ragioni di A-A, Artigianato e Arte.
MORE
<<  1 2 3 4 >>   
  • Gli Artigiani Wellmade

    Un lavoro ben fatto vale di più

IL MESTIERE PIU' CERCATO

L'ARTIGIANO PIU' RECENTE

L'ARTIGIANO PIU' VOTATO

  • WELL IS MORE

    Wellmade è la piattaforma che permette di scoprire i migliori artigiani, valutare il loro lavoro spazio e recensire la qualità dei loro prodotti e servizi su misura, nella produzione, manutenzione e riparazione. Wellmade è un aggregatore per la ricerca, la conoscenza e la condivisione di tutto ciò che è “ben fatto”, portato avanti da una community di utenti ed esperti, all’interno di un’esperienza social gratificante e culturalmente evoluta, costruita per promuovere il vasto panorama di iniziative legate all’artigianato di qualità.  

    • Restauratori del legno, del mobile

      0 recensioni
    • 0 recensioni
    • 0 recensioni
    • Un cenacolo della tipografia
      La Stamperia Tallone ad Alpignano è, per gli appassionati, un vero cenacolo della tipografia. Enrico, che ha ereditato dal padre Alberto la maestria dell’arte, pubblica con il prezioso aiuto dei figli Lorenzo, Elisa ed Eleonora vere gemme editoriali. La composizione a mano dei testi e l’impeccabile stampa su carte raffinate sono il segreto di libri che profumano d’inchiostro e di passione.
    • Restauratori dei dipinti

      0 recensioni
    • 0 recensioni
    • 0 recensioni
    • Restauratori di ceramiche

      0 recensioni
    • 0 recensioni
    • Un talento made in Italy
      Nicola Frignani compare con forza creativa sul palcoscenico dell’arte applicata italiana nei primi anni Novanta, presentando con i fratelli Claudia e Mattia una collezione di arredi e complementi sotto il brand Wunderkammerstudio.
      Oggi Nicola collabora con Barbara d'Incecco, proponendo la nuova collezione NB Milano, dove si evidenziano le sue migliori caratteristiche di progettista, artigiano, scultore e maker, che lo differenziano da altri designer.
      La sua visione, radicata nella migliore tradizione italiana, guarda al mondo con approccio contemporaneo ed è da anni il segreto del suo successo.
    • Restauratori del legno, del mobile

      0 recensioni
    • 0 recensioni
    • 0 recensioni
    • Restauratori dei dipinti

      0 recensioni
    • 0 recensioni
    • 0 recensioni
    • Restauratori di ceramiche

      0 recensioni
    • 0 recensioni
    • 0 recensioni
    • Artigiani del vetro

      0 recensioni
    • Un punto di riferimento internazionale per l'arte dell'incisione
      Urbinate di nascita, Corrado Albicocco negli anni Settanta si trasferisce per insegnare a Udine. Dal 1994, la Stamperia d’Arte Albicocco in via Ermes Colloredo è un punto di riferimento per la stampa di opere incise. Nella “bottega” di Corrado transitano i più importanti maestri dell’arte incisa italiani e stranieri: solo per citarne alcuni, Giuseppe Zigaina, Emilio Vedova, Piero Guccione… La Stamperia si distingue, inoltre, per le mostre che ospita come galleria e per la cura di raffinati libri d’artista.
    • Un cenacolo della tipografia
      La Stamperia Tallone ad Alpignano è, per gli appassionati, un vero cenacolo della tipografia. Enrico, che ha ereditato dal padre Alberto la maestria dell’arte, pubblica con il prezioso aiuto dei figli Lorenzo, Elisa ed Eleonora vere gemme editoriali. La composizione a mano dei testi e l’impeccabile stampa su carte raffinate sono il segreto di libri che profumano d’inchiostro e di passione.
    • Un talento made in Italy
      Nicola Frignani compare con forza creativa sul palcoscenico dell’arte applicata italiana nei primi anni Novanta, presentando con i fratelli Claudia e Mattia una collezione di arredi e complementi sotto il brand Wunderkammerstudio.
      Oggi Nicola collabora con Barbara d'Incecco, proponendo la nuova collezione NB Milano, dove si evidenziano le sue migliori caratteristiche di progettista, artigiano, scultore e maker, che lo differenziano da altri designer.
      La sua visione, radicata nella migliore tradizione italiana, guarda al mondo con approccio contemporaneo ed è da anni il segreto del suo successo.
    • Restauratori dei dipinti

      Le forme della poesia
      Fondato nel 1973 da Giorgio Funaro e Rita Rivelli, Studio Forme è un laboratorio che si divide tra restauro e creazione di oggetti in vetro e ceramica. La magia dello spazio è garantita dalla presenza di pezzi vintage e nuove realizzazioni, che si distinguono per un delicato equilibrio tra decorazione e design, tra perfezione e unicità. La vicinanza con la chiesa di Santa Cecilia fornisce un ulteriore valido motivo per visitare questo splendido luogo di lavoro e poesia.
    • Creativo eclettico e cosmopolita
      Il mondo di Eugenio Vazzano è vasto, come la sua visione, risultato di una vita di viaggi e di esperienze lavorative, che lo ha portato da Firenze, dove ha compiuto studi Accademici, negli Stati Uniti per sperimentare e fondere la sua esperienza con le tradizioni americane country e folk.
      Siciliano cosmopolita, artista, maker, autore di fashion e home collection, oltre che di prodotti agroalimentari e saponi, confezionati all’antica con olio d’oliva ed essenze profumate, abbinati a sacchetti di tessuto contenenti profumi per il guardaroba.
      Da poco tempo, dall’amore per la sua terra, è nata Tasting Sicily, una società che produce e commercializza il meglio dei prodotti della terra siciliana: marmellate, sughi, patè e sale profumato di aromi.
    • Una tradizione secolare che si rinnova
      Caltagirone, terra di antica tradizione ceramica, ospita la più longeva manifattura ceramica d’Italia. Nove generazioni di ceramisti, dalla prima metà del ‘700, continuano ad operare nell’incanto di smalti e colori per realizzare manufatti di pregio. La Bottega Iudici è oggi gestita da Alessandro e Marco, rispettivamente modellatore e decoratore, che con grande maestria propongo oggetti della tradizione (lucerne, vasi antropomorfi, fischietti, brocche piatti), a volte rivisitati e riattualizzati, mai dimenticando l’antico sapore del fare.

    • Oggetti carichi di storie e sentimenti
      Come spesso accade nelle botteghe italiane, la tradizione continua passando dai senior agli junior. Algranti Lab esprime un’estetica nuova, ereditata dalla creatività di Costanza Algranti, realizzata attraverso l'utilizzo di materiali non nuovi, dove il riciclo è arte.
      Infatti, il plus di questi manufatti non è il riciclo in sé ma l'effetto che suscitano: le lamiere, le lastre di rame e i legni corrosi dal tempo vengono riutilizzati con scrupolo e riadattati a nuovi spazi e a nuove esigenze. Essi raccontano una storia: hanno già avuto una vita e sono sopravissuti. E al tempo sopravvivono solo le cose migliori, oltre ai sentimenti. Ecco, gli oggetti di cui parliamo hanno dei sentimenti e li esprimono.

    • Maker tra i più innovativi e imprenditore di successo.
      Davide Grosso apre la sua azienda GLab nel 2000, presentando sul mercato una collezione di mobili e complementi di arredo davvero inedita: le Edizioni, grande leitmotif degli anni '50 italiani.
      L’artigianato si confronta apertamente con la tecnologia attraverso il progetto di pezzi unici e customized, con la possibilità di replicare la produzione senza perdere l’unicità.
      Negli anni successivi la collezione si arricchisce di legni, interventi di laccatura e altre tecniche tratte dal mondo dell’antiquariato, che Davide conosce bene e sperimenta fin dall’inizio della sua carriera.
      Oggi, con il contributo di Giampaolo Celada e Cristina Meucci, architetti, GLab interpreta le esigenze di un pubblico raffinato ed internazionale, che desidera unicità ed eccellenza per gli arredi delle proprie dimore e luoghi di lavoro.

    • Artigiani del vetro

      Deliziose sculture in vetro
      Le sue creazioni, caratterizzate spesso da una cifra ironica, sono eseguite con grande sapienza. Come la serie dei cioccolatini, che imita in modo perfetto le più raffinate creazioni dei maître chocolatier e si possono indossare come golose perle con il foro passante.
    • Maestro esperto del Bucchero
      La collaborazione con il laboratorio creativo Antonio Rossi, nasce dopo un viaggio a Gubbio, terra etrusca e quindi di Bucchero. Gaetano Rossi, che prosegue con passione il percorso iniziato dal padre negli anni ’30, può essere definito come uno dei massimi esperti nella lavorazione, brunitura e cottura a carbone di questo incredibile materiale.