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Il Museo Horne di Firenze
Maria Pilar Lebole
Era nelle intenzioni del suo fondatore, il collezionista e studioso londinese Herbert Percy Horne, fare della propria dimora la sede prestigiosa dove conservare le sue collezioni, ma anche un luogo pulsante di vita utile a conoscere la storia e l'arte. Nelle sale del museo Horne il Santo Stefano di Giotto emerge in tutta la sua importanza, ma la collezione comprende anche autori come Filippo Lippi, Bernardo Daddi, Simone Martini, Pietro Lorenzetti, Dosso Dossi, Antonio Rossellino, Jacopo Sansovino, Agnolo di Polo, Jacopo del Sellaio, Luca Signorelli, Pietro di Giovanni d’Ambrosio, Niccolò di Segna, Piero di Cosimo, Desiderio da Settignano, Bartolomeo Ammannati, Lorenzo di Credi, Carlo Dolci, Gian Lorenzo Bernini, Domenico Beccafumi, il Giambologna e una preziosissima tavola di Masaccio: i pezzi esposti sono oltre seimila.
Dalla fine dell'Ottocento questi capolavori insoliti di pittura, scultura, ceramica, oreficeria, mobili, placchette, sigilli e stoffe convivono elegantemente e in piena armonia nella sede di palazzo Corsi, nel quartiere di Santa Croce a Firenze.

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02 02 2017

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Passare il testimone
Jennifer Righetti
I 110 giovani talenti scelti per il progetto «Una Scuola, un Lavoro. Percorsi di Eccellenza», che permette ai migliori maestri d’arte di trasmettere i segreti del loro mestiere agli artigiani del futuro, sono stati festeggiati a Milano con un evento speciale. Se potessi scegliere un mentore, una guida, qualcuno che sappia padroneggiare la propria arte, foggiando con amore e cura i segreti di un saper fare inestimabile, chi sarebbe? Questa è la domanda che alcuni dei più promettenti artigiani italiani hanno la fortuna di porsi direttamente, grazie a un progetto speciale promosso dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, un’istituzione che ha fatto della salvaguardia del rapporto tra maestro e allievo la sua mission: un rapporto in cui la conoscenza dell’uno rafforza l’entusiasmo crescente dell’altro. «L’opportunità che diamo a questi ragazzi di lavorare con qualcuno che sa non solo creare, ma anche e soprattutto insegnare, quindi un vero maestro, è quel che apprezzo di più in questo progetto», racconta Alberto Cavalli, direttore della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte. «Da un lato questa capacità di tramandare una professione bellissima, e dall’altro il bisogno di imparare e perfezionare le proprie competenze: insieme questi due elementi possono irradiare una grande energia!». La Fondazione Cologni ha ideato il progetto «Una Scuola, un Lavoro» e fin dal suo avvio, nel 2011, ha finanziato tirocini extra-curricolari per giovani scelti tra i migliori diplomati e laureati delle scuole di arti e mestieri d’Italia, permettendo loro di trascorrere sei mesi fianco a fianco a un grande maestro artigiano.
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02 02 2017

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Dipinti di pietra
Mariagabriella Rinaldi
La tradizione splendida del mosaico in pietre dure ha origine nel Rinascimento italiano e trova oggi nella bottega Le Pietre nell’Arte della famiglia Scarpelli a Firenze, nel cuore della città, la sua naturale prosecuzione, nel segno dell’assoluta e riconosciuta eccellenza. Questo particolare mosaico, che consente effetti pittorici e decorativi stupefacenti, è definito «commesso fiorentino»: dal latino committere, che significa mettere insieme, unire.
Nasce nella seconda metà del ’400, ma diviene un’arte grazie all’illuminata politica di mecenatismo della famiglia de’ Medici, prima con il granduca Francesco I e poi con Ferdinando I, fondatore nel 1588 del glorioso Opificio delle pietre dure. I Medici formarono in particolare nelle manifatture fiorentine le maestranze specializzate necessarie a realizzare la magnifica cappella dei Principi in San Lorenzo, capolavoro di questa tecnica. Con l’intarsio delle pietre dure semipreziose furono realizzate opere di straordinario valore, dai mobili agli oggetti d’arredo, fino a magnifiche copie di quadri figurativi, che resero i maestri fiorentini celebri nel mondo per invenzione e tecnica, fino al tramonto della dinastia medicea e lorenese, alla fine del XIX secolo.
L’antica e ardua lavorazione del commesso è la stessa che perpetuano ancora oggi i maestri artigiani Renzo e Leonardo Scarpelli, padre e figlio: padroneggiando con ineguagliabile abilità tutte le fasi di questa tecnica preziosa, dalla scelta delle pietre alla macchiatura al taglio, dalla levigatura alla lucidatura, realizzano stupefacenti «pitture di pietra» sfruttando tutte le sfumature e varietà di colore delle pietre naturali. I loro quadri raggiungono una carica espressiva e una delicatezza pittorica che non smette di suscitare meraviglia, perché non ti aspetti tanta bellezza realizzata in un materiale duro e difficile come la pietra... I paesaggi toscani, Firenze e l’Arno, bambini e animali che giocano, scene campestri, marine, nature morte, fiori, gioielli, oggetti e miniature, riproduzioni di quadri famosi... ci emozionano per la loro poesia e perfetta esecuzione. La tecnica è estremamente difficile e infatti i maestri in attività oggi si contano sulle dita di una mano, e con fatica. Come ha dichiarato Renzo, fondatore dell’ormai celebre bottega fiorentina di via Ricasoli, a pochi passi dal Duomo, dall’Accademia di Belle Arti e dall’Opificio, meta di appassionati e turisti da tutto il mondo, il mosaicista deve essere «un po’ artista e un po’ artigiano». Ma aggiunge che «se non ha pazienza, tecnica e talento, è inutile provare: quelle qualità nessuno gliele può dare».
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13 12 2016

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Lo spazio danza con me
Ugo La Pietra
Ancora oggi il design è, pur sempre, una giovane disciplina! Lo dimostra il fatto che non ha mai individuato un’area autonoma di ricerca rispetto alla produzione e al consumo e, come giovane disciplina, negli anni ha spesso parassitato aree di ricerca ai confini del suo ambito disciplinare: l’industria bellica nel dopoguerra, l’arte programmata negli anni Sessanta, l’architettura negli anni Cinquanta e Sessanta, l’arredamento dagli anni Trenta a oggi e più recentemente l’artigianato e l’arte applicata. Tra i tanti autori che hanno saputo trasferire particolari esperienze da una disciplina a un’altra, ho sempre pensato di dover indicare Fabio Novembre. Novembre ha saputo portare alcuni contributi al mondo del design trasferendoli dal mondo dell’«arredamento scenografico» di cui è stato più volte protagonista all’inizio della sua attività. Ricordo lo show-room Bisazza a Berlino e Barcellona. L’Hotel Una Vittoria di Firenze, il negozio Tardini a New York, il Café Atlantique a Milano, e tante installazioni che Novembre sviluppa nello spazio con lo stesso spirito e attitudine di un grande scenografo.
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15 11 2016

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Talento artigiano in scena
Alessandra de Nitto
L'Italia dell'alto artigianato, del savoir faire manuale d'eccezione diffuso da nord a sud in tutto il territorio, isole comprese, trova per la prima volta una ribalta straordinaria grazie all'importante progetto promosso dal Gruppo Editoriale, con Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte e Osservatorio dei Mestieri d'Arte di Firenze.
Nasce un'iniziativa ambiziosa e inedita, che si propone di dare spazio e visibilità alle moltissime realtà artigiane di assoluta eccellenza che connotano in maniera unica il nostro Paese, suscitando l'ammirazione del mondo e divenendo meta del turismo più colto e responsabile. In che modo? Attraverso un portale e una guida cartacea, che condividono lo stesso titolo “Italia su misura”, quanto mai significativo ed evocativo.
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14 11 2016

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Quel vezzo che fa chic
Karine Vergniol
«Da che mi ricordo, ho sempre portato un ventaglio...» dice Raphaëlle de Panafieu, trentenne parigina, ricordando come il padre (che viaggiava spesso in Asia) quando era piccola portasse ogni volta a lei e alle sue due sorelle proprio un ventaglio. Un giorno ne volle acquistare uno con i suoi soldi: ma i ventagli asiatici, così come quelli spagnoli che trovava sui lungomare delle spiagge, non erano affatto di suo gusto. Certo, svolgevano sempre la loro funzione, ma erano troppo “asiatici” o troppo “spagnoli”: non corrispondevano insomma alla moda. Lei voleva qualcosa di meglio. Ed è così che è iniziata l’avventura. 2009: Raphaëlle lavora per Ventilo, marca di prêt-à-porter femminile dell’alto di gamma, in qualità di responsabile della ricerca presso i department stores asiatici, dell’America del Nord e del Medio Oriente. Eloïse Gilles, dopo essere passata per Louis Vuitton, lavora sulle marche di lusso e sulla loro identità. Hanno appena trent’anni. E insieme decidono di resuscitare il ventaglio. 
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16 11 2015

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Un'eredità di cultura e bellezza
Akemi Okumura Roy
In Giappone la tradizione è importante quanto il progresso e l’uno non può esistere senza l’altro. Il Giappone fu il primo Paese al mondo a costruire un intero sistema ferroviario dedicato agli Shinkansen, i famosi treni ad alta velocità che saettano senza sosta tra futuristiche e affollate città, dove centinaia di grandi magazzini dedicano, ancora oggi, interi piani ai kimono e ai prodotti dell’artigianato nipponico. Nella culla della tecnologia, il teatro Kabuki e la lotta Sumo sono ancora estremamente popolari. L’origine dei Manga è più antica e nobile di quanto gli appassionati lettori occidentali possano immaginare e la storia del Giappone è affidata tanto alla tecnologia quanto agli Ukiyo-e, le stampe artistiche realizzate con la tecnica delle matrici di legno.

In Giappone ciò che è vecchio e antico rappresenta saggezza e conoscenza, non solo tradizione. In anticipo sul resto del mondo, nel 1950 il governo giapponese promulgò la Legge per la protezione delle proprietà culturali, nella quale veniva riconosciuto il valore intangibile della cultura vivente, assimilandola a monumenti, siti e manufatti. Fu così che il Giappone istituì i Conservatori di proprietà culturali intangibili, familiarmente noti come Ningen Kokuho, Tesori nazionali viventi. Si tratta di maestri in arti e tecniche, in giapponese Waza, che hanno raggiunto un supremo livello di perizia sia individualmente sia collettivamente. I Tesori nazionali viventi sono designati e tutelati dal ministero dell’Educazione, cultura, sport, scienza e tecnologia attraverso l’agenzia per gli Affari culturali. Inoltre, il governo sostiene ciascun «Conservatore» con una sovvenzione annua di due milioni di yen. La legge prevede fino a 116 Tesori nazionali viventi nelle arti recitative e musicali e nei mestieri d’arte e attualmente gli insigniti sono 114. La categoria delle arti recitative e musicali include: Nohgaku (dramma musicale classico), Gagaku (antiche musiche e danze di corte), Bunraku (teatro delle marionette), Kabuki (opere di danza e musica interpretate esclusivamente da uomini), Kumi Odori (danza narrativa), Engei (forme recitative popolari), Musica e danza. Quella dei mestieri d’arte: Ceramiche, Tessili, Urushi (lacca naturale giapponese), Lavorazione del metallo, del Legno, della Carta, Bambole.
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23 10 2015

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Oro bianco
Francesca Sammartino
Kao-ling e pai-tun-tzu˘ sono gli elementi che costituiscono, secondo i cinesi, lo «scheletro» e la «carne» della porcellana. Oggi sono comunemente conosciuti come caolino e feldspato, che assieme al quarzo vengono assemblati in un’unione alchemica all’origine della purezza e durezza del cosiddetto «oro bianco», noto in Cina sin dall’epoca T’ang (618-907). Dopo innumerevoli tentativi, nel 1708-1709 in Germania viene compiuto il prodigio a opera di E. W. Von Tschirnhaus, fisico e chimico, e dell’alchimista J. F. Böttger: insieme riescono a riprodurre una porcellana dalle caratteristiche pressoché identiche a quella cinese. Per interessamento di Augusto II detto il Forte, re di Polonia ed elettore di Sassonia, grande collezionista di porcellane e preziosi, nel 1710 viene fondata a Meissen la prima manifattura europea di porcellana dura. Quella di Augusto II non è solo una passione ma una vera ossessione, una «maladie de porcelaine», come lui stesso diceva. Geloso della scoperta, il re non permette che la ricetta venga copiata e fa trasferire la produzione delle porcellane di Meissen nel castello di Albrechtsburg, fortezza inespugnabile vicino a una miniera di caolino. Ben presto tuttavia il segreto viene svelato e fa il giro d’Europa. Si assiste così al sorgere di manifatture storiche di porcellana in centri come Limoges e Sèvres in Francia e Doccia in Italia, complice la necessaria vicinanza alle cave di caolino, roccia sedimentaria che garantisce la purezza al materiale finito. Nella manifattura di Meissen la produzione plastica è legata al nome degli scultori Kirchner prima, e Kändler poi, ed è segnata dalla realizzazione di centinaia di animali in porcellana a grandezza naturale per il cosiddetto Palazzo giapponese di Dresda. Sotto la guida di Kändler, diventato capo modellatore nel 1733, vengono ideati nuovi motivi decorativi, nuove forme per i servizi di vasellame e piccole sculture con figure orientali, tratte dalla commedia dell’arte o dalla vita quotidiana.
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16 10 2015

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Le fucine del buon esempio
Alessandra de Nitto
La regola del talento. Mestieri d’arte e Scuole di eccellenza è il nuovo volume (Marsilio Editori, marzo 2014) che la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte è orgogliosa di presentare, in collaborazione con la neonata Fondazione Deutsche Bank Italia, che con questa iniziativa culturale di alto profilo compie il suo primo atto ufficiale nella promozione di attività filantropiche, sociali ed educative sul nostro territorio. Per la prima volta si aprono le porte delle più importanti scuole italiane, depositarie del sapere e del saper fare, vero fiore all’occhiello della nostra migliore offerta formativa. A questi istituti, che spesso vantano una storia secolare, è demandato il ruolo straordinario di tenere in vita e trasmettere un patrimonio assolutamente unico di competenze e saperi. Formare e sostenere le nuove generazioni di maestri d’arte significa promuovere e proteggere la grande tradizione italiana di cultura, bellezza e savoir-faire: una necessità oggi più che mai vitale anche per il sistema economico e produttivo del nostro Paese.
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