La Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte ha dato la possibilità a 110 giovani di apprendere i segreti dei migliori maestri artigiani
I 110 giovani talenti scelti per il progetto «Una Scuola, un Lavoro. Percorsi di Eccellenza», che permette ai migliori maestri d’arte di trasmettere i segreti del loro mestiere agli artigiani del futuro, sono stati festeggiati a Milano con un evento speciale. Se potessi scegliere un mentore, una guida, qualcuno che sappia padroneggiare la propria arte, foggiando con amore e cura i segreti di un saper fare inestimabile, chi sarebbe? Questa è la domanda che alcuni dei più promettenti artigiani italiani hanno la fortuna di porsi direttamente, grazie a un progetto speciale promosso dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, un’istituzione che ha fatto della salvaguardia del rapporto tra maestro e allievo la sua mission: un rapporto in cui la conoscenza dell’uno rafforza l’entusiasmo crescente dell’altro. «L’opportunità che diamo a questi ragazzi di lavorare con qualcuno che sa non solo creare, ma anche e soprattutto insegnare, quindi un vero maestro, è quel che apprezzo di più in questo progetto», racconta Alberto Cavalli, direttore della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte. «Da un lato questa capacità di tramandare una professione bellissima, e dall’altro il bisogno di imparare e perfezionare le proprie competenze: insieme questi due elementi possono irradiare una grande energia!». La Fondazione Cologni ha ideato il progetto «Una Scuola, un Lavoro» e fin dal suo avvio, nel 2011, ha finanziato tirocini extra-curricolari per giovani scelti tra i migliori diplomati e laureati delle scuole di arti e mestieri d’Italia, permettendo loro di trascorrere sei mesi fianco a fianco a un grande maestro artigiano.
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La rapida crescita dell’iniziativa è stata possibile anche grazie alle generose donazioni ricevute da Fondazioni, aziende e privati che ne hanno recepito l’originalità e il valore, e hanno contribuito concretamente «adottando» uno o più giovani talenti. «Nel 2012 abbiamo ampliato il progetto mettendo a bottega 10 tirocinanti, che sono poi saliti a 25 nel 2013, 35 nel 2014 e 40 nell’edizione 2015/2016. Il nostro modello funziona molto bene ed è stato riconosciuto come “best practice” in tutta Europa», afferma con orgoglio Alberto Cavalli. Il segreto del suo successo sta nel delicato rapporto tra maestro e tirocinante. «Il maestro ha una duplice funzione: deve dare e togliere, raggruppare e dividere, intervenire e tollerare, imporsi e concedere, essere fermo e flessibile allo stesso tempo», spiega Gianfrancesco Musella, maestro sarto e titolare dell’atelier milanese Musella Dembech. «Trovare il giusto equilibrio non è facile, ma se è un buon maestro, saprà creare l’atmosfera più naturale e serena per coltivare il talento del suo apprendista».Questa formula originale stabilisce inoltre che la decisione di imbarcarsi nell’impegno di sei mesi sia presa coscientemente da tutti i soggetti coinvolti. «Non soltanto i candidati devono essere chiari su dove e con chi desiderano lavorare», precisa Alberto Cavalli, «ma devono anche impostare un rapporto con l’atelier prima che venga inviata la candidatura per il tirocinio». In seguito avviene la rigorosa selezione da parte di una commissione di valutazione dedicata, che include docenti, esperti e membri della Fondazione Cologni, determinata ad abbinare i migliori candidati con i più importanti artigiani italiani, in un’ampia gamma di diverse discipline. «Lavorare con Gianfrancesco Musella mi ha cambiato la vita», confessa la tirocinante Xiao Zhang. La passione di Xiao per la moda italiana l’ha portata a lasciare la nativa Cina per perfezionare in Italia l’arte sartoriale. «Quando ho chiesto al padre di Gianfrancesco perché ancora lavora all’età di 75 anni, dopo 68 anni in bottega, mi ha risposto che il lavoro del sarto è infinito, e che per imparare tutto ciò che ci sarebbe da sapere ci vorrebbero 100 anni. Che grande maestro, una rivelazione!». Per Alessia Di Giuseppe, romana, il più importante insegnamento durante il suo periodo presso Leonardo Cruciano Workshop, è stato imparare a pensare a 360 gradi: «Imparare ad aprire la mia mente e sperimentare è stato il regalo più grande. Leonardo non mi ha solo trasmesso l’arte di creare effetti speciali per cinema e teatro, ma soprattutto mi ha aiutato a crescere giorno dopo giorno, sia a livello artistico sia personale». «Un buon maestro è in grado di comunicare appieno, e ciò costituisce l’alveo ideale in cui l’allievo si sente sicuro e protetto nel proprio cammino, nel quale può serenamente sbagliare e ricevere i giusti consigli al momento opportuno e nel quale impara ad affrontare le difficoltà senza perdersi d’animo; dove gli vengono comunicati i segreti del mestiere, che affiorano invece raramente in contesti di formazione “asettica”», spiega Francesco Paganini, maestro orafo e tutor di Teresa Santoni presso la Sacred Art School di Firenze. La relazione tra maestro e allievo è speciale, una collaborazione attraverso la quale il tirocinante, con il tempo, diventa un maestro. «Leonardo e Michelangelo sono stati entrambi artisti leggendari», ricorda Paganini, «ma sarebbero diventati tali senza il riferimento formativo e l’eredità vivente del Verrocchio e del Ghirlandaio?».
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I 110 giovani talenti che, dal 2011, sono stati parte del progetto «Una Scuola, un Lavoro», hanno avuto la possibilità di celebrare i loro successi il 26 settembre, a Milano, nel corso di una serata organizzata dalla Fondazione Cologni. Alla presenza di oltre mille persone, il loro talento e la loro dedizione sono stati riconosciuti ed elogiati da personalità quali il cantante Elio, lo chef stellato Carlo Cracco e l’attrice pluripremiata Cristiana Capotondi. E, per celebrare simbolicamente la continuità nei concetti di tempo e creazione, nel passaggio da una generazione all’altra, l’ensemble laBarocca ha eseguito una versione filologica delle Quattro Stagioni di Vivaldi. Come Franco Cologni, presidente dell’omonima Fondazione, ha detto ai ragazzi nel suo discorso di apertura alla serata: «Siete chiamati a trasformare il vostro talento nella capacità di arricchire le vite altrui, e renderle più belle». Un desiderio destinato a prendere il via da «Una Scuola, un Lavoro» per diventare un sogno, un progetto, un obiettivo raggiunto.


Foto di Susanna Pozzoli (traduzione dall’originale inglese di Federica Cavriana)

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