Intervista

13 03 2017

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BottegaNove
Fondazione Cologni
BottegaNove realizza mosaici decorati in ceramica e porcellana.
Abbiamo incontrato Christian Pegoraro, terza generazione di maestri ceramisti, che ha saputo interpretare in chiave innovativa l’antica tradizione della lavorazione ceramica.

Qual è la storia di BottegaNove? Come è iniziata la vostra attività?
BottegaNove nasce a fine 2013 con l'intenzione di produrre mosaici decorati in ceramica e porcellana con lavorazioni derivate dalla ceramica artistica. Sono cresciuto a Nove in mezzo alle ceramiche, mio nonno ha aperto la sua manifattura artistica nel 1964, portata avanti poi da mio padre e oggi da me insieme ad un altro socio.
Negli anni abbiamo collaborato con alcune importanti aziende del settore del rivestimento realizzando per loro decorazioni particolari caratterizzate da una elevata manualità e da un'alta artigianalità. Grazie a questa esperienza sul campo e al saper fare della tradizione di Nove, ho deciso di intraprendere un percorso individuale di produzione di mosaici decidendo fin da subito di approcciare la materia in modo nuovo grazie alla collaborazione con persone esterne alla produzione e capaci di lavorare con le idee e la creatività in campi trasversali, come l'architetto Cristina Celestino.

Che tipo di prodotti realizzate?
Realizziamo principalmente mosaici decorati da rivestimento in ceramica e porcellana. Lavoriamo anche nel campo della ceramica artistica, soprattutto con produzioni “tradizionali”, ma stiamo ora lavorando ad una contaminazione tra produzione da rivestimento (bidimensionale) e produzione in ceramica artistica, per arrivare anche in questo campo, a risultati inediti e di ricerca.
Ci consideriamo un'isola felice nel panorama del mosaico e delle piastrelle in genere: siamo tra i pochi a portare avanti una tradizione di produzione e di decorazione manuale delle singole tessere a fronte di un panorama standardizzato e anonimo nel settore del rivestimento.
La collezione Plumage rappresenta la sintesi del nostro saper fare e della ricerca e della visione creativa di Cristina Celestino. Per questo progetto sono stati creati degli stampi ad hoc che danno forma a tessere tridimensionali e con nervature in bassorilievo. Il progetto è declinato sia in porcellana (con impasto 100% Limoges) che in ceramica. La porcellana viene tinta in pasta, mentre le tessere in ceramica possono essere o monocromatiche (con o senza lustri cangianti) o decorate manualmente. Il mondo di riferimento è quello del piumaggio degli uccelli: la varietà è data sia dalla colorazione delle piume che dalle molteplici composizioni che si possono ottenere con queste.
Così i punti forti della nostra manifattura sono esaltati da questo progetto che ci permette, all'interno di un unico tema, di spaziare in un gamma infinita di decorazioni, anche custom, e ancora di ottenere i risultati più svariati componendo diversi tipi di tessere (come abbiamo fatto nei pannelli che mostreremo al Fuorisalone). Le vibrazioni sia cromatiche che materiche date dalle tessere fanno di questo progetto versatile e ricco un vero progetto di interior design.

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13 03 2017

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Ezia Di Labio
Fondazione Cologni
Qual è la sua storia? Come è iniziata la sua attività?
Diplomata al Liceo Artistico a Pescara mi sono trasferita a Bologna dove ho cominciato a studiare il violino. Facevo curare il mio strumento al maestro liutaio Otello Bignami e praticamente passavo più tempo nel suo laboratorio che ad esercitarmi: il suo lavoro mi appassionava più dello studio e lui, persona estremamente sensibile, lo aveva capito. Per questo motivo mi propose di iscrivermi al corso di 4 anni di formazione di liutai che si sarebbe tenuto a Bologna sotto la sua guida: ho cominciato così, per caso!

Quali sono le caratteristiche del metodo bolognese nella costruzione di un violino?
Nella storia i maestri della scuola bolognese hanno espresso carattere, personalità e stile, con forme e modelli assolutamente riconoscibili; il percorso costruttivo è caratterizzato dall'utilizzo della forma interna, i bordi sono ben arrotondati, le punte del filetto hanno l'inconfondibile “pungiglione”. La vernice bolognese è riconoscibile per i toni rossi.

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10 03 2017

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Hèléne Moreau
Fondazione Cologni
Qual è la sua storia? Come è iniziata la sua attività?
Nel 1986 sono andata a vivere a Palermo, raggiungendo un gruppo di amici musicisti, artigiani ed artisti. Provenivo da esperienze di lavoro in ambito sociale in Francia e con questo bagaglio mi sono inserita nella vita palermitana, dove ho vissuto nuove esperienze nel campo teatrale.
Questa per me è stata un’occasione importante poiché ho potuto sperimentare la tecnica del Serti su seta (una tecnica di colorazione) sia nella realizzazione di costumi teatrali che nel loro utilizzo scenografico.

Come mai ha scelto come location proprio Ortigia?
Con il mio compagno, diventato poi mio marito, abbiamo creato un corso professionale di decorazione su stoffa dove ho insegnato la tecnica del Serti a numerose donne dei quartieri popolari e non di Palermo. In seguito ho lavorato per le rappresentazioni classiche, realizzando i costumi per il Curculio di Plauto, ed ho scoperto in quell'occasione Ortigia, meravigliosa perla bianca affacciata su un mare splendente…Tanta ispirazione per la mia produzione di foulards di seta!
Nel 1992 ci siamo quindi trasferiti a Ortigia. A quei tempi nulla prevedeva uno sviluppo turistico della zona, tuttavia mi sono lanciata con passione nel mio lavoro .
Adesso che Ortigia è divenuta un centro turistico molto frequentato io continuo con sempre maggiore stimolo la produzione artigianale.

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13 12 2016

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Gianluca Pacchioni
Fondazione Cologni
In una ex fabbrica di collirio degli Anni Trenta a Milano si trova l’atelier di Gianluca Pacchioni, maestro dell’arte dei metalli annoverato tra i 75 MAM-Maestro d’Arte e Mestiere che hanno ricevuto il riconoscimento nella prima edizione 2016.

Qual è la sua storia?
Dopo una laurea in Economia e Commercio alla Bocconi di Milano, mi trasferisco a Parigi.
Qui, nel corso degli anni ‘90, mi tuffo nel mondo artistico parigino e vengo travolto dalla passione per la scultura dei metalli che sperimento, da autodidatta, in uno studio condiviso con altri artisti al Quai de la Gare. Queste sperimentazioni trovano poi la loro collocazione, con la prima collezione di mobili scultura in ferro presentata dalla galleria Vivendi in Place des Vosges.
Sono anni intensi , dove assorbo bellezza e creatività partecipando alla vita artistica della città, frequentando gli ateliers e gli squats più underground. Parigi è democraticamente aperta per gli artisti in erba, c’è una cultura di condivisione e accesso facile agli insegnamenti e alle sovvenzioni pubbliche. Non è così, però, per la parte produttiva , artigianale, che è molto meno disponibile alla realizzazione di piccoli progetti.
Il mio ritorno a Milano è stato reso necessario dall’esigenza di lavorare a quattro mani con la flessibilità, l’esperienza e la creatività degli artigiani italiani.
Da questo rapporto con la materia e gli artigiani deriva il salto da progettista a homo faber che ha caratterizzato la mia storia.
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13 12 2016

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G. Inglese
Fondazione Cologni
Abbiamo intervistato G. Inglese camiciaio famoso in tutto il mondo per la cura e la passione nella realizzazione di capi sartoriali su misura.

Qual è la sua storia? Come è iniziata la sua attività?
La nostra attività nasce nel 1955, a Ginosa, "terra delle Gravine", a pochi chilometri da Matera, fondata da mio padre con i suoi fratelli e la nonna che confezionava camicie. Il mio subentro, circa quindici anni fa,con un'unica idea: far apprezzare il prodotto tradizionale fatto a mano a un'utenza internazionale. Non la solita condotta aziendale mirata al solo fatturato, non il solito capannone con macchine industriali, ma il desiderio di creare un prodotto utilizzando esclusivamente macchine per cucire di una volta, ago e filo per le rifiniture e ricami. È molto noto l'aneddoto dell'ex premier, nostro abituale cliente, che in una occasione ha indossato una camicia folkloristica e di cattivo gusto la cui realizzazione mi era stata attribuita. La stampa giapponese, poi quella inglese, americana e italiana, puntarono il dito contro di me e quando mi difesi, paradossalmente ed involontariamente, diedi alle mie creazioni tantissima notorietà. Iniziammo ad essere visitati da tanti clienti provenienti da ogni parte del mondo che venivano a curiosare in atelier per apprezzare la nostra arte nella realizzazione delle camicie.
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23 10 2015

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Comunicare il savoir-faire
Ali Filippini
Non è facile stare dietro a Sam Baron, che lavora tra Italia, Francia, Portogallo, ed è sempre in viaggio tra l’Europa e il resto del mondo, dove porta le sue mostre e partecipa ai più noti appuntamenti del mondo del design. Il designer francese, non ancora quarantenne, è noto nel mondo del progetto per il suo stare un po’ borderline tra la fabbrica e la bottega, tanto che negli ultimi dieci anni (la sua attività ha inizio nel 1997 prima ancora di terminare gli studi) ai pezzi realizzati per design brand come Zanotta, Ligne Roset, Casamania, si sono aggiunti progetti speciali fatti in collaborazione con importanti manifatture, come Sèvres e Limoges. A queste attività si sommano quella di responsabile della sezione design di Fabrica, la scuola-centro ricerche del gruppo Benetton  e i progetti personali portati avanti sotto la denominazione di Baron Edition.

Sam, oltre che come designer è attivo come art director e i suoi progetti sconfinano in installazioni e numerose mostre (come l’ultima «Belvedere», ospitata a Villa Necchi durante l’ultimo Salone del Mobile di Milano) dai contenuti culturali. Il design e la sua «messa in scena» sono dunque un mezzo valido per promuovere la difesa e il valore del savoir-faire?
Il design è un processo, una pratica, che ti permette di unire diverse cose: creatività, tecnica, comunicazione... quindi come art director mi è possibile trasmettere messaggi attraverso una collezione di oggetti focalizzati su particolari soggetti o temi, a seconda del caso. Credo che la possibilità di mettere dei giovani talenti (come accade nei lavori con il team di Fabrica, ndr) a elaborare delle nuove visioni sia una grande opportunità per stabilire una conversazione, quindi un contatto con il pubblico su certi temi come la difesa del patrimonio artigianale.
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23 10 2015

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Lorenzo Borghi
Marta Altare
La storia di Lorenzo Borghi artigiano ha inizio quando nel 1952, all'età di dodici anni, comincia a lavorare nella bottega di cappelli per signora di Passerini Lionello. Quando questi viene a mancare, Borghi ne rileva l'attività, trasferendosi in via dei Piatti, in pieno centro a Milano. In questa sede, dove ancora lavora, egli si dedica da più di cinquant'anni ai cappelli, fatti a regola d'arte secondo la tradizione; è fra gli ultimi artigiani rimasti a realizzare un prodotto di tale qualità tutto fatto a mano. Nel corso della sua attività ha collaborato con i grandi stilisti, quali Krizia, Ferré, Moschino, e con sartorie teatrali. Ha realizzato e realizza cappelli per persone famose (tra cui la regina Elisabetta II) e non, ma sempre con la stessa passione e amore che solo un vero artigiano sa mettere nelle proprie creazioni.
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23 10 2015

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Giacomo Moor
Fondazione Cologni
Qual è la tua storia? Come è iniziata la tua attività?
La mia passione per il legno è maturata durante gli anni universitari grazie all’assidua frequentazione di una bottega artigiana; la passione per il design invece nelle aule del Politecnico, anche grazie a uno straordinario professore, Beppe Finessi, che ha segnato il mio percorso e influenzato le mie scelte.
È nata così l’idea di disegnare, ma soprattutto di realizzare in prima persona degli oggetti -pezzi unici e piccole serie- nei quali la componente manuale potesse diventare il valore aggiunto del progetto. Il confronto, quasi ossessivo, con realtà artigianali già strutturate e con una solida esperienza alle spalle, mi ha dato tantissimo, convincendomi che sarebbe stata una strada percorribile.

Che tipo di formazione bisogna avere per dedicarsi a questo mestiere?
Direi una doppia formazione. Da un lato una cultura del progetto quindi una formazione legata al mondo del design, dall’altro le competenze tecniche per tramutare un’intuizione in oggetto quindi abilità manuale.
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23 10 2015

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Fabscarte
Fondazione Cologni
Dall’esperienza ventennale di Emilio Brazzolotto nasce Fabscarte, realtà milanese unica e attiva nella produzione di handmade wallpaper, carte da parati fatte e dipinte a mano. Siamo andati a trovarli nel loro splendido laboratorio.

Che tipo di formazione bisogna avere per dedicarsi a questo mestiere?
Sicuramente la scuola d’arti e mestieri, ma fondamentale è incontrare un maestro di decorazione d’interni con cui crescere e un continuo studio che permette la conoscenza e il miglioramento della personalità.
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